VIE DI COMUNICAZIONE

 

Vie di comunicazione nell’epoca romana in Abruzzo

Nell'antico Impero Romano, le strade erano importantissime, perché collegavano la capitale con le terre  lontane; inoltre favorivano i commerci e l'incontro con nuove culture. Le strade romane erano così ben costruite che ancora oggi vengono utilizzati gli stessi tracciati. All’inizio dell’impero Romano fu potenziata anche la rete viaria, già notevolmente sviluppata ed in grado di permettere, attraverso una direttrice interna, collegamenti tra i territori dell’Appennino centro-settentrionale e quelli dell’Appennino meridionale.

Nel 27 a.C, Amiternum fu inserita nella IV Regione (Sabina et Sannium), che corrispondeva agli attuali Abruzzo e Molise. Tre grandi strade congiungevano Roma alla IV regione agustea: la più settentrionale era la Via Salaria, che collegava Roma con la costa adriatica. La strada, non prendeva il nome dal magistrato che ne aveva promosso la costruzione, come avveniva di regola, ma dal fatto che veniva impiegata per il trasporto del sale, raccolto alla foce del Tevere, verso l'interno della penisola. La sua importanza crebbe con l'intensificarsi del mercato del sale, che si sviluppò grandemente a Roma presso il foro boario, da dove il minerale veniva poi ridistribuito per essere commercializzato nelle aree dell'interno. Da questa importante arteria si distaccava ad Interocrium  (Antrodoco) una strada, che, attraverso il valico di Sella di Corno, raggiungeva Amiternum, passando per Fisternae (nei pressi di Vigliano) e Foruli (Civita Tomassa), vici di Amiternum, e proseguiva, con il nome di Via Caecilia, verso il valico delle Capannelle, per raggiungere la valle del Vomano ed Interamnia Praetuttiorum (Teramo). Assai discusso è il percorso della via Caecilia, riguardo alla quale possediamo due importanti documenti: il primo è un'iscrizione rinvenuta a Roma, nei pressi di porta Collina, che ricorda l'appalto di diverse opere di rifacimento della via ed è databile all'età di Silla; il secondo è un milliare ritrovato a S. Omero, in provincia di Teramo, dunque già in territorio piceno: vi si ricorda il console L. Caecilius Q.f. Metellus, presumibilmente il costruttore della via, e la distanza da Roma di 119 miglia. Le due iscrizioni, per quanto interessanti, riguardano rispettivamente il tratto iniziale e finale della via Caecilia e non ci dicono molto sul suo percorso nella regione della Sabina. Secondo un opinione assai diffusa tra gli studiosi, che ha trovato regolare riscontro nei maggiori atlanti storici, la Caecilia si sarebbe distaccata dalla Salaria ancora in territorio sabino (nell'area di Trebula Mutuesca, a monte di Rieti secondo la mappa del Barrington Atlas), avrebbe poi raggiunto Amiternum e passato lo spartiacque appenninico dal Passo delle Capannelle, a 1.299 metri sul livello del mare, in vista del Gran Sasso e dei Monti della Laga. Di notevole importanza per accreditare il passaggio della via Cecilia sul valico delle Capannelle – dice la Segenni – sono i resti di selciato stradale ritrovati nei pressi di Porcinaro nel Comune di Pizzoli. Un’altra strada, si dipartiva da Pitinium, la via Litina. Essa provenendo da Rieti, attraverso Cotilia ed Antrodoco, avrebbe raggiunto Amiternum. Di li proseguendo a Settentrione in direzione di Pizzoli, Labaretum e Montereale  sarebbe giunta sino ad Amatrice per riallacciarsi alla Salaria. La più meridionale delle vie che da Roma si inoltravano nel Sannio era la Via Valeria-Claudia; nel suo primo tratto questo percorso per la verità prendeva il nome di via Tiburtina, collegando in effetti Roma a Tibur. Dopo questa località, la strada, assunto il nome di Valeria, toccava le colonie di Carsioli e Alba Fucens, per terminare nella piccola località marsicana di Marruvium. Negli anni 48/49 d.C. l'imperatore Claudio fece prolungare la Valeria fino a Corfinio e poi, lungo la valle dell'Aternus, fino a Teate Marrucinorum (oggi Chieti) e infine alle foci del fiume, Ostia Aterni, nei pressi dell'attuale Pescara. La nuova strada assunse dunque il nome di via Claudia-Valeria. L’imperatore Claudio, fece anche costruire la Via Claudia Nova, che, raccordandosi a Foruli (Civitatomassa frazione di Scoppito), con il tracciato proveniente da Antrodoco, raggiungeva la via Claudia Valeria alla confluenza del Tirino con l’Aterno, nei pressi di Bussi. Nella zona di Amiternum la Claudia Nuova attraversava Pitinium (Pettino) e, seguendo l’Aterno, a valle della collina dove in seguito sarebbe sorta L’Aquila, si confondeva con il tratto iniziale del grande tratturo che arrivava al Tavoliere pugliese e, insieme, entravano nel territorio vestino. La strada proseguiva nella valle sino ad Aveia (Fossa), lasciandosi sulla destra Forcona (Civita di Bagno). Da Forcona iniziava la principale diramazione della Claudia Nuova, quella che passando per Frusteniae dietro l’altopiano delle rocche, collegava l’alta valle dell’Aterno con la conca del Fucino.  Le grandi vie di comunicazione romane: Salaria, Claudia-Valeria e Claudia Nuova, furono anche i principali assi lungo i quali si propagò il Cristianesimo a partire da Roma.