STORIA
 

La valle superione dell’Aterno fu sede primitiva dei Sabini e la città più importante fu Amiternum che da modesto villaggio divenne, per la sua posizione, centro amministrativo di una vasta area, comprendente molti altri villaggi tutt’intorno, tra i quali gli attuali centri di Scoppito, Pizzoli e Preturo. Nel 293 a.C. Amiternum fu occupata dai Romani e nel 290 a.C., al termine delle guerre sannitiche, l’intera Sabina e la zona cismontana dei Vestini entrarono a far parte dello stato romano. Amiternum, Aveia e Peltinium ottennero la cittadinanza senza suffragio e divennero prefetture con un magistrato inviato dal pretore di Roma per amministrare la giustizia a cui si affiancavano magistrati locali. In età Agustea (27 a.C.) Amiternum divenne fiorente municipio, inserito nella IV Regione (Sabina et Samnium) che corrispondeva all’attuale Abruzzo e Molise. Con l’avvento del principato si apri un periodo di prosperità: Amiternum superò i 15.000 abitanti (solo i cittadini liberi, senza tener conto degli schiavi); a questo periodo risalgono gli interventi edilizi più significativi, quali la costruzione del teatro e dell’anfiteatro. Le città della valle dell’Aterno avevano raggiunto una gran ricchezza fondata soprattutto sull’allevamento del bestiame che poteva ricorrere sempre più e con più sicurezza alla pratica della transumanza grazie anche a precise leggi di Roma che legavano l’Abruzzo alle terre Pugliesi. Tale vitalità durò fino alle invasioni barbariche che culminarono nel 410 con il sacco di Roma. Dopo la vittoria di Giustiniano (imperatore di Bisanzio) sui Goti, l’Italia passò sotto il dominio dei Bizantini. Nel 554 i territori di Amiternum, Aveia e Forcona furono sottoposti all’autorità civile e militare dell’esarca di Ravenna. Fu un periodo di privazioni e sofferenze per la popolazione amiternina che subiva un esasperato fiscalismo dai funzionari bizantini. Pochi anni dopo, tra il 571 ed il 574, i Longobardi arrivarono in queste terre e saccheggiarono e distrussero i villaggi. Amiternum e Forcona furono compresi nel Ducato di Spoleto, il cui territorio arrivava fino al fiume Pescara. La successiva occupazione carolingia nel 774 confermò la divisione della regione abruzzese: il fiume Pescara segnò il confine tra il regno dei Franchi ed il Ducato di Benevento, separando le montagne abruzzesi dal loro entroterra economico, il tavoliere delle Puglie. Di questo periodo di rovina non si hanno notizie relative ad Amiternum  fino ad arrivare agli anni 970-974 quando in queste contrade verrà l’imperatore Ottone I accompagnato da Teodorico vescovo di Metez per raccogliere reliquie di santi: ai loro occhi si presenta uno spettacolo di  desolazione e di distruzione dell’antica città. Durante l’occupazione franca lentamente cominciò la ripresa economica, sociale e culturale dell’Abruzzo determinata soprattutto dal sorgere, ai suoi confini occidentali e meridionali, di grande abbazie benedettine: Farfa, Subiaco, Fossanova, Montecassino. L’espansione benedettina, iniziata nell’ VIII secolo, raggiunse la sua massima diffusione nei secoli XI-XIII, con più di 300 centri cenobitici ( abbazie, priorati  e celle dipendenti). Fu proprio l’abbazia di Farfa che intorno alla metà del X secolo cominciò a bonificare i territori amiternini.

 Nelle memorie di Farfa, si hanno abbondanti ricordi dei beni posseduti dalla Badia nel comitato di Amiterno, questi potrebbero aiutarci a comprendere la topografia del territorio pizzolano. Secondo il Chronicon Farfense (Pag. 372)  verso l‘anno 859 l’abate Perto affitta dei beni al prete Oldeprando: “in territorio Amiterno ubi dicitur campus de Asinino infra ipsam civitatem et ad ponticellum”. Lo stesso abate concesse in territorio Amiterno “ ubi dicitur Marruce (Marruci) duas petias modiorum quorum et aliam petiam m. sex ad dandam in Curte nostra de Lauriano”. Segue poi il computo dei possessi distratti da altri alla Badia nello stesso territorio: “in S. Xisto… In Castello Sassa in Terea… in Marruce…. In Canali… in Ragiolo” (p. 423-428).  Nell’anno 981 l’abate Giovanni comperò: “in territorio Amiterno ad S. Petrum in Corvio… Fines  eorum rivus Derentanus quomodo pergit in Villa de Ragiolo et via de Ompligiano et Collis de Baliano et Monumenta de Clesurolo et monte super Marruce.. (pag. 483). Questi fanno intender che anticamente il territorio di Pizzoli erà diviso in due dipartimenti, Ragiolo (Rajolo) e Marruce (Marruci) come confermato dall’Antinori  nel 1821 quando, descrivendo la terra di Pizzoli, cita: questa terra è distribuita in due grandi dipartimenti, uno detto Rajolo l’altro detto Marruci.

 Alla fine del IX secolo, i Saraceni, con le loro violente incursioni, distrussero monasteri e villaggi e completarono la desolazione delle nostre terre. Quest’esperienza portò gli abitanti della valle e dei borghi sparsi per la campagna a difendersi, rifugiandosi in luoghi elevati e fortificati, i castelli. I Normanni nel 1130 riunirono i possedimenti continentali e la neo occupata Sicilia sotto lo scettro di Ruggero II che fu incoronato re di Sicilia e di Puglia, dando origine ad un regno feudale che assumerà in seguito la denominazione di Regno di Napoli. Dal 1140 al 1143 Anfuso, figlio di Ruggero II, completò la conquista dell’Abruzzo appenninico, che fu annesso al regno di Sicilia.  Difficile stabilire l’ampiezza e l’importanza che poté avere Pizzoli nel contesto amiternino, sta di fatto che in epoca normanna fu incastellato. Nel 1185 Castrum Piczolum (Pizzoli) insieme a Pescorocchiano, Castiglione di Tornimparte, Amiterno, Vigliano, Rocca di corno e Sassa è feudo di Gentilis Vitulus figlio del conte Gentilus discendente dai conti di Teate, che nel 1144 avevano favorito l’occupazione Normanna del Cicolano e di Amiterno. Con la ricompattazione delle terre amiternine gli altopiani abruzzesi furono riuniti al Tavoliere delle Puglie e riprese l’economia e la transumanza verso il sud e verso l’agro romano. E’ del 1172 l’assise di Guglielmo II che regola la transumanza. Nasce in questo contesto l’idea di una grande città.  

La nuova città: L’Aquila

La fondazione della città dell’Aquila fu programmata dall'imperatore Federico II di Svevia intorno al 1245, ma certamente il maggiore impulso costruttivo si ebbe sotto il regno di Corrado IV che nel 1253, un anno prima della sua morte, la realizzò quasi completamente. Gli esecutori del programma federiciano furono gli abitanti dei castelli della conca aquilana, 99 secondo la tradizione, che vollero confederarsi in un unico grande centro. La città ebbe un’organizzazione autonoma, con un podestà ed un consiglio, ed assunse una tale importanza politico-militare che il pontefice Alessandro IV, nel 1257 trasferì l'antica sede vescovile di Forcona all'Aquila, edificando la chiesa dei S.S. Massimo e Giorgio (futura cattedrale). Pizzoli concorse cospicuamente alla fondazione della città dell’Aquila, stabilendo locale nel quarto di San Pietro (Arischia, Barete, Cagnano, Cansatessa, Cascina, Zona Colle Pretara, Collebrincioni, Coppito, Forcella, Pettino, Pile, Pizzoli, Preturo, Pozza, Santanza, Santa Barbara, S. Marco, S. Vittorino). Aprì propria porta, nella zona nord occidentale della città e costruì un’ampia chiesa ora diruta con il titolo di San Lorenzo, naturalmente con il medesimo titolo di quella che sorgeva nella villa di Marruci e che era di rilevante prestigio perché custodiva il corpo di Sant’ Equizio le cui spoglie nel 1461 furono trasferite nella chiesa di San Lorenzo in L’Aquila. Il popolo di Pizzoli entro L’aquila nella chiesa di San Lorenzo aveva il diritto di nominare il cappellano nella cappella di S. Leonardo, nella cappella di S. Maria di Loreto, nella cappella di S. Bartolomeo e in quella sotto il titolo di S. Giovanni ossia S. Maria anticamente del Corpo di Cristo. Pizzoli assegnò alla popolazione dentro L’aquila, per dote, nell’anno 1596, 25 ducati e i 2/5 di tutte le terre prative provenienti dal dirupo castello di Vio. Nel 1269 la terra di Pizzoli fu tassata nella general sovvenzione di Carlo I per  quindici once. Gli abitanti di Pizzoli, ricostruirono dentro la città, la loro comunità e divennero cittadini aquilani, senza rinunciare alla cittadinanza del villaggio d’origine. Pertanto la comunità dentro la città e i castelli fuori costituirono una realtà sola ed il nome Aquila indicava la città e tutto il territorio. Fino al 1280, Carlo d’Angiò cercò di mantenere un certo equilibrio tra il vecchio sistema feudale e la nuova città. La crescita della Università di Pizzoli sia intus che extra si può desumere dal Catastum confectum tempore Regis Ladislar  dove si legge: Pizzolum habet focus 177 e paga 750 grana e mezza. E’ l’Università più grande del quartiere. Basterà pensare che l’Università di San Vittorino ha 65 fuochi, Coppito 65, Forcella 24, Porcinari 27, Chiarino 17.  Questa esplosione economica dovette scaturire dal fatto che il Castrum Pizzoli sviluppò l’attività dell’allevamento e della transumanza. Anche ecclesialmente Pizzoli rivendicò una sua autonomia. A distanza di due anni dalla fondazione dell’Aquila, ovvero nel 1256, vi fu la traslazione della diocesi di Forcona all’Aquila e con l’occasione si riaggregarono alla diocesi aquilana le chiese dell’ex diocesi amiternina  unite da almeno tre secoli alla diocesi di Rieti. Le richieste dei prelati amiternini  sono elencate in un capitolato che si chiude con un elenco di giurisdizioni relative alle due chiese: San Vittorino e S. Pietro di Coppito. In questo capitolato si ribadisce che San Vittorino ha diritti episcopali sui castelli: S. Vittorino, Porcinari, Rocca delle Vene, Chiarino e Pizzoli. Orbene Pizzoli si ribella subito, non vuole sottostare alla giurisdizione subepiscopale di S. Vittorino. Vengono a collidere la chiesa di S. Vittorino e le sottoposte di Pizzoli. Per dirimere la vertenza è inviato da papa Alessandro IV, Gentile Proposto di Santa Maria di Forfora. Si addiverrà a regolare convenzione e Pizzoli avrà diritto di nominare un priore che soprintenda ai propri chierici. Circa nel 1293 gli Aquilani capeggiati da personaggi leggendari come Rambotto e Niccolò dell’isola,  iniziarono una lotta ai feudatari con la distruzione delle loro rocche. Venuta meno ogni alternativa alla città, gli abitanti dei castelli di Pizzoli, Coppito, Barete, San Vittorino e Cagnano  si inurbarono e iniziò per loro una vita cittadina. Molti castelli invece rimasero completamente autonomi, come Barile, Ocre, Fontecchio, Fossa, Monticchio ed i castelli dell’Altopianoo delle Rocche.   I Pizzolani forti della loro economia ripresero con fervore la vita nella città svolgendovi attività cospicua, tanto che essi saranno presenti in tutte le cariche più importanti nel comune. E ci piace ricordare per incidens che nella più antica verbalizzazione di un’elezione di Consules artis argenti pro sex mensibus  rimontante al giugno del 1476 vediamo eletto un Rentius Antonelli de Piczulo.

La dominazione Spagnola

Nell’infeudamento dei castelli del 1529 quando arrivò all’Aquila Filiberto d’Orange, generale di Carlo V e viceré di Napoli, i castelli furono ceduti, a pagamento, prima ad ufficiali spagnoli, poi a mercanti  aquilani trasformatisi in baroni e a grandi famiglie romane. Pizzoli fu assegnato in feudo al capitano spagnolo Capitan Francisco Aldonas dal quale passò, nel 1537, a  Giovanni de Felici che lo cedette, nel 1539, al marchese Pietro Gonzales de Mendoza, di Alfonso Basurto, e di Dianora di Nocera che, nel 1575.5, lo vendette a Ferrante de Torres, alla cui famiglia apparteneva il cardinale Cosimo de Torres che, nel 1622, fece costruire dall’architetto Pietro Larbitro l’imponente ed elegante castello che domina l’abitato di Pizzoli. In un atto notarile del 1662 questo comune estinse un debito di mille e cento ducati contratto con Eminentissimo e Reverendissimo Signor cardinale Cosimo De Torres assegnandosi alcune giurisdizioni.  Al tempo di Carlo V fu questa terra numerata per quattrocentocinquanta fuochi e nel 1595 per quattrocento quarantuno, nella nuova situazione del Regno di Napoli nel 1648 per cinquecento trentanove e nel 1802 per tremila anime. Nel 1564 questo comune e quello di Arischia fanno elezione di periti per determinare i confini dei loro rispettivi tenimenti. I confini di questo comune con quello di Barete sono descritti in un documento stipulato nell’anno 1580.

Il terremoto del 1703

Una spaventosa carestia vi fu nel 1561 e due volte la peste, nel 1526 e nel 1656; il 2 febbraio del 1703  un tremendo terremoto colpì questa terra con la perdita di molte persone e centinaia di feriti come può leggersi nella relazione stampata e fatta dal magistrato aquilano al Vice Re di Napoli D. Giovanni Manuel Fernandez.  Dopo il terremoto del 1703 la collegiata di San Lorenzo in L’Aquila risulta essere in gran parte distrutta tanto che  vi è la pretesa dell’arciprete di San Biagio di trasportare nella propria chiesa le reliquie di Sant’Equizio << perché verrebbe quasi a depopularsi quella contrada dove al presente si trova>>. Anche se la chiesa di San Lorenzo di Pizzoli in L’Aquila ha subito notevoli danni, in essa si continua  a celebrare, il pericolo è che, venendo meno questa funzione, essa sia sostituita da un’attività speculatrice. Il 24 novembre 1709 fu respinta definitivamente la proposta dell’arciprete di S. Biagio per le reliquie di Sant’Equizio, argomentando di farle rimanere nel quarto di San Pietro, anche per evitare che la chiesa vada incontro a  diroccamento. Questo giudizio provoca un sussulto di patriottismo municipale nel locale di Pizzoli, tanto che venne  risistemata la cappella ove erà deposto sant’Equizio e che non manca se non sistemare l’antiporta e mettere a posto le campane. Tutta la città è in ricostruzione e i finanziamenti si susseguono per ricostruire i monumenti più importanti, una prima elemosina di 20 ducati, venne deliberata  il 6 maggio 1714 per la chiesa di San Lorenzo , <<povera e miserabile>>, unica a non aver elemosina tra le chiese che conservano i protettori; ciò per evitare che la campana grande sia schiacciata dalle pietre che cadono dalla torre. La carenza di fondi e di elemosine portò ad un rapido declino la chiesa tanto che il vescovo Cervone il 9 ottobre 1785 dovette trasferire con solenne general processione alla chiesa di S. Margherita in L’Aquila le reliquie di Sant’Equizio. Dall’anno precedente infatti, a seguito dell’espulsione dal regno dei Gesuiti, decretato nel 1767 la chiesa di S. Margherita era diventata la loro parrocchiale. Intanto gli abitanti di Pizzoli nella valle amiternina sgombrate le macerie cominciarono una lenta e costosa ricostruzione degli edifici.

 L’architettura: le chiese di Pizzoli

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Anche se l’architettura urbana di Pizzoli ha subito notevoli modificazioni nel corso dei secoli, rimangono ancora particolari architettonici quattro cinquecenteschi inseriti nelle nuove costruzioni. Attualmente il  centro è caratterizzato da un’edilizia minuta in cui emergono grossi complessi sei-settecenteschi: palazzo Mascetti, palazzo Cappelli-Zecca, il vecchio palazzo del municipio e villa Giorgi di fine ottocento con “parterres” uno dei rari esempi in Abruzzo. La presenza di giardini e ville nel centro urbano è un fenomeno che continua nelle nuove realizzazioni.  Testimonianze di ricostruzione e modifiche settecentesche le ritroviamo in particolare nella chiesa della Madonna del Carmine, già S. Pietro, situata in villa San Pietro che fu rimpicciolita alle condizioni attuali ma di cui è leggibile l’antica ampiezza. Si ha notizia di una chiesa dedicata a S. Pietro già nel 1297 in occasione di un contratto dove  si numeravano i chierici delle chiese di Pizzoli.

 

   All’estremità superiore del paese sorge la chiesa di Santo Stefano a monte la cui  struttura risale al XIII secolo, situata in un luogo strategico e molto panoramico, è prospiciente al castello Dragonetti – De Torres. La chiesa presenta   facciata quadrangolare tutta in pietra calcarea squadrata, con portale cinquecentesco archivoltato e sullo stesso asse una finestra circolare. Di estrema originalità risulta il tozzo campanile agganciato sul lato sinistro della facciata, a destra invece si nota l’ex convento. L’interno della chiesa di forma rettangolare, a navata unica, è di notevole ampiezza, con copertura a capriata e terminante con un piccolo catino absidale. Lavori di restauro hanno riportato alla luce l’antico aspetto ed hanno reso visibili brani consistenti di affreschi databili fra il XV ed il XVII secolo. Della fase barocca rimane il retroaltare ligneo sul quale èra collocata un opera composta di sei parti raffigurante le fasi del martirio di Santo Stefano. Accanto alla chiesa sorge il castello Dragonetti – De Torres nel luogo detto la “Castillina”, questo toponomio segnala l’antica esistenza di un recinto fortificato con torre pentagonale di epoca normanna, usato per il ricovero delle greggi e come rifugio per la popolazione in caso di pericolo. Nel seicento la torre fu inglobata nel palazzo castello De Torres, creando così un interessante rapporto visivo con la chiesa. L’imponente costruzione a pianta

quadrata e con torri angolari fino agli 40 era perfettamente arredata, negli anni 50 divenne clinica per le malattie polmonari anche perché  situato tra pini secolari. Negli anni 90 ha cambiato proprietario  ed è stato sottoposto a restauro. Poco al di sopra delle due costruzioni si nota una piccola chiesa a pianta ottagonale che forma un singolare binomio con l’altra cinquecentesca, sempre a pianta ottagonale, situata nella parte bassa del paese e dedicata all’immacolata detta volgarmente la “madonnella”. In contrada Villa Re c’è la chiesa di San Matteo risalente al XV secolo, interessanti gli affreschi dell’abside  quattrocento-cinquecenteschi di buona fattura. Nel centro di Pizzoli sorge l'imponente chiesa di nuova costruzione dedicata a Santo Stefano.

 

 

 

 

A Marruci di Pizzoli interessante dal punto di vista storico ed artistico è la chiesa dedicata a San Lorenzo Martire  che attualmente si trova all’interno del paese.

 

 

 

 

Rappresenta una  testimonianza storica per il legame  con il cernobiarca Sant’Equizio e per la struttura architettonica composta di chiesa, campanile ed edificio annesso. La parte risalente alla fondazione è oggi identificabile con la cripta di sepoltura del santo collocata all’interno dell’attuale chiesa, che è ad unica navata con tetto a capriata a vista. La parte presbiterale, piuttosto ampia, lascia ipotizzare in passato l’esistenza di un coro. Dagli ultimi restauri sono stati messi in luce sulle pareti resti di affreschi di epoche diverse tra il XII ed il XVI secolo, fra questi di notevole interesse un calvario di Perrozzo da Teramo situato nella sala “equiziana” che doveva essere adibita a sala capitolare e refettorio. uesta si trova all’interno dell’edificio collegata alla chiesa e probabilmente era l’originario monastero maschile fondato dal santo. La torre campanaria ospita nelle mura frammenti romani probabilmente provenienti da Amiternum. La facciata della chiesa presenta un portale di  stile settecentesco coperto da timpano semicircolare e due finestre rettangolari; sul lato destro è presente un secondo ingresso con portale abbellito da elementi scultorei lapidei cinquecenteschi. Nella parte alta di Marruci in località Vallicella si trova un piccolo edificio risalente al XIII secolo costituito da un’unica  aula riccamente abbellita da pitture in cui è possibile vedere un brano di affresco cinquecentesco di scuola abruzzese popolare. La chiesetta situata ai piedi della montagna è dedicata a Sant’ Antonio Abate, segna l’inizio del tratturo che portava da Marruci al passo delle Capannelle, da qui passavano i contadini ed i pastori transumanti che si recavano verso le terre montane. La chiesa è testimonianza della vocazione agro-pastorale della popolazione pizzolana e tutt’oggi sopravvive la festa di Sant’Antonio caratterizzata dalla benedizione degli animali e dall’asta per la  vendita degli zampetti.  A valle del tratturo troviamo la piccola chiesa recentemente restaurata di San Silvestro nascosta nel nucleo abitativo di Vallicella. Nella frazione di Santa Maria l’omonima chiesa intitolata a Santa Maria ad Triticum, chiesa gentilizia che deve il suo nome al luogo dove fu costruita, l’aia dove si batteva il grano (tritticum). A Cavallari, piccolo borgo del comune di Pizzoli, dove sembra che il tempo si sia fermato, sorge la piccola chiesa di stile romanico abruzzese dedicata ai santi Proto e Giacinto, risalente al XIII secolo, la facciata in pietra è animata da un rosone posto al disopra di un motivo semicircolare che sovrasta il portone. L’interno ad un’unica navata conserva tracce di affreschi di una qualche suggestione.

Economia, artigianato e bellezze naturalistiche del territorio

Fino ad una trentina di anni fa, le fonti di reddito della popolazione erano legate alla pastorizia, alle attività agricole, all’artigianato del legno ed al settore edile, tanto che gran parte della Roma moderna è stata edificata dai costruttori di Pizzoli. In epoca più recente il quadro economico  ha subito cambiamenti: la popolazione è dedicata soprattutto al terziario e al commercio. Solo poche famiglie continuano ad essere custodi delle tradizioni legate alla pastorizia.  E’ prodotto ancora, secondo l’antica usanza il rinomato pecorino di Pizzoli utilizzando il latte ovino proveniente dai pascoli di alta montagna della zona. Nella lavorazione tradizionale il latte crudo è filtrato con un panno di fibra naturale e messo a scaldare sul caldaio di rame stagnato, a fuoco diretto, finché raggiunge la temperatura di circa 37-40 °C. A questa temperatura si aggiunge il caglio naturale che è generalmente estratto dall’interno dello stomaco degli agnelli nutriti esclusivamente a  latte, essiccato e poi disciolto in acqua nella proporzione necessaria. Trascorsi 15-30 minuti dall’aggiunta del caglio si procede alla rottura della cagliata che è poi prelevata e messa negli stampi o cerchi di legno (formatura) per conferire al formaggio il suo caratteristico aspetto.Le forme sono lisciate a mano esercitando una certa pressione che permette la fuoriuscita del siero,  inseguito si ricoprono di sale. Dopo 2-4 giorni le forme si lavano e si dispongono su tavole di legno in locali freschi dove avviene la stagionatura  (60 giorni – un anno). Durante questo periodo il formaggio è periodicamente girato e oleato.

Visitando il paese si ritrova traccia delle antiche falegnamerie in alcuni laboratori di artigiani che intagliano e scolpiscono il legno e nell’attività di restauro sia di manufatti lignei che di opere d’arte in genere. Anche la lavorazione del ferro e della pietra trova in alcuni artigiani appassionati testimoni di antichi mestieri. Presente nella pratica familiare è anche la lavorazione dell’uncinetto e del tombolo che ripetendo gli antichi gesti dell’intrecciare i fuselli testimoniano il ricordo del lavoro paziente delle donne di un tempo.

Pizzoli per la sua posizione è particolarmente interessante dal punto di vista naturalistico, sono percorribili numerosi itinerari montani riguardanti il suo territorio. Di particolare interesse il monte Marine culminante con un altopiano che incombe sull’abitato di Pizzoli. Il vecchio sentiero che saliva questo monte partiva da Villa Re, uno dei rioni di Pizzoli rimontando il ripido colle di Castegliu vecchju ora rimboschito con pini. Il nome del costone indica che in passato doveva sorgere qui una rocca di epoca altomedioevale che costituiva l’incastellamento delle ville sparse di Pizzoli, infatti sulla cima di detto colle si trovano dei ruderi. Poste in una conca fra l’altopiano di monte Marine ed il crinale della Faeta ci sono le casette di Recchjuti, circondate da altri casali, proseguendo oltre le casette si perviene alla parte coltivata detta lo piano egliu monde ad indicare un contesto di coltivi situati in montagna. Anche il territorio montano di Marruci èra molto frequentato in passato basti pensare alla presenza dei numerosissimi casali e casette sparsi lungo le vallate e sui pendii del valico delle Capannelle, del Vasto, di Faschiano e della montagna di San Franco la più elevata del territorio in cui si trova il noto eremo di San Franco, monaco del sec. XIII, che scelse come luogo di ritiro ascetico questo monte. La cima è uno straordinario balcone sui vicinissimi monti della Laga e sul lago di Campotosto. In questi ultimi anni la montagna di San Franco è diventata meta di numerosi escursionisti anche grazie alla presenza del rifugio “Antonella Panepucci Alessandrini” che si trova sul versante nord ad un’altezza di 1420 metri  e che ospita durante tutto l’anno gli appassionati della montagna. Le basse pendici del monte sono ornate da edicole erette in onore dei Santi: si incontra per prima quella di S. Vincenzo, poi San Cristoforo e la Madonna della Zecca dove anticamente si celebrava una messa annuale per invocare la protezione sui raccolti e sugli allevamenti delle greggi. La cresta occidentale della montagna è percorsa dal sentiero CAI  N° 12 con partenza dalla statale N° 80 nei pressi del Km 26 (Ponte della Lama) in località detta Croce abbiu, cioè croce ad Vium con riferimento al dirupo castello di Vio, che si trovava poco a nord e che concorse alla costruzione della città dell’aquila facendo poi perdere le sue tracce. Una affascinante escursione è quella che si immerge nella boscosissima Valle del Chiarino dove è esistito nel passato un importante castello dal quale dipendevano terre con vigne e alberi da frutta, ricche di case, acque e mulini. Quello di chiarino fu uno dei 71 castelli che nel secolo XIII fondarono l’Aquila. Il castello di Chiarino andò in rovina, intorno al 1400, dopo che i suoi abitanti si furono trasferiti a L’Aquila. Al suo posto c’è ora S. Martino, formato da una masseria, un mulino ed una chiesetta, in rovina.

Un percorso escursionistico alternativo a valle è rappresentato dal corso del fiume Aterno che si dice abbia le acque più fredde d’Italia. Nasce presso Aringo al margine settentrionale della conca di Montereale. La zona delle sorgenti, difficile da identificare perché costituite da numerose pozze, rivoli e ruscelli, è una zona di media montagna arida o coperta di rovi nella parte più elevata, ricca di vegetazione arborea ed arbustiva molto aggrovigliata appena più in basso. Il bosco misto che circonda il fiume appena nato è composto di piante tipiche dell’habitat fluviale quali il pioppo, il salice e l’ontano, ma anche da alberi caratteristici dell’ambiente sub montano come querce, aceri, ornelli e sorbi. Durante la stagione primaverile lungo le rive del fiume si assiste ad una intensa fioritura di piante arbustive come il maggiocianolo e di piante erbacee come la violetta e l’anemone. Sebbene l’intervento umano sia evidente anche in questa zona, con la vicinanza di strade asfaltate, nell’ambiente è possibile trovare i segni di una “naturalità diffusa”, ciò rende l’escursionismo in questa zona affascinante. Nel tratto che va dalla zona delle sorgenti fino all’Aquila è possibile costeggiare il fiume su sentieri e sterrate percorribili a piedi o in mountain bike. Di notevole interesse, nel tratto pianeggiante del fiume, sono i mulini ad acqua, testimonianza di raffinata tecnologia, di una sapienza tecnica che deve tener conto di conoscenze di idraulica, di lavorazione di pietra e legno, di velocità e pressione di acqua, di pesi e di leve. La “raffota”, il “retrecine”, la “macina”, la “ tramoggia”, costituiscono l’antica macchina di cui si sta perdendo la memoria. Fortunatamente ancora oggi nei pressi di Pizzoli si possono visitare gli unici due mulini ancora funzionanti lungo il fiume Aterno. 

Parallela al corso del fiume corre il tracciato della vecchia ferrovia L’Aquila- Capitignano. Fin dal lontano 1863  si studiarono e si elaborarono progetti per costruire una ferrovia che collegasse L’Aquila a Teramo. Nel 1919 iniziarono finalmente i lavori di costruzione che terminarono nel 1922. Il primo tronco, L'Aquila - Pizzoli, di 13,3 Km, fu inaugurato il 22 Agosto 1920, mentre il secondo, Pizzoli–Capitignano, fu attivato il 27 febbraio 1922. La ferrovia serviva principalmente al trasporto della torba estratta nei giacimenti ubicati nella zona di Capitignano. Meno sostenuto il trasporto di passeggeri, sia per i tempi di percorrenza, abbastanza elevati, che per la scarsa necessità degli abitanti dei paesi attraversati di recarsi in città. Quando l’estrazione e la vendita della torba divennero poco redditizie la ferrovia mostrò i suoi limiti e fu definitivamente abbandonato il progetto di prolungarla fino a Teramo.  Sono ancora presenti lungo il tracciato della ferrovia le vecchie stazioni a testimonianza di quel progetto ambizioso che voleva collegare l’Aquila con il mare. Pizzoli è una ridente cittadina  che con l’amenità dei suoi dintorni, le possibilità escursionistiche, le sue antiche chiese e il suo castello, i suoi prodotti tipici e la sua recettività può considerarsi a ragione un centro turistico di villeggiatura estiva ed invernale.

STRUTTURA INTERNA  

La vicinanza del capoluogo di provincia imprime un impulso dinamico ed un certo fervore all'esistenza dì questa comunità, che ha saputo estrarre e mettere a frutto gli umori profondi e vitali delle proprie tradizioni. Negli ultimi decenni il quadro economico si è arricchito, mantenendo in vita la zootecnia, la silvicoltura e le tradizionali coltivazioni (cereali, leguminose e vite) e incrementando il numero degli opifici manifatturieri del legno, delle imprese attive nel ramo dell'edilizia, degli esercizi commerciali e dei servizi, fra i quali si segnala il settore dell'intermediazione finanziaria. La vivacità intellettuale di questa comunità, si manifesta attraverso l’ attività di due centri sociali anziani, della Proloco, di un Centro Sportivo e di due associazioni “Orione” e “Fraternità”. II comune non ospita importanti sedi burocratico-amministrative e con le sue strutture scolastiche di cui dispone consente soltanto la frequenza della scuola dell'obbligo; il suo apparato ricettivo annovera alberghí, ristoranti e due discoteche; gli impianti sportivi comprendono, una palestra, un campo di bocce e uno di calcio a disposizione della squadra locale (Pizzoli Gruppo Sportivo), che milita nei campionati minori; le strutture sanitarie offrono servizi ambulatoriali e di pronto intervento.

RELAZIONI ESTERNE

La zona protetta del comprensorio comunale ha un volto selvaggio e incontaminato, in grado di soddisfare anche glì amantì pìù esigentì del turìsmo naturalistico. II paese è accogliente e ospitale: nel mese di Agosto nei giorni 11-12-13 i suoi abitanti organizzano una "LaFesta della Fraternità” che è anche un'occasione privilegiata per assaggiare piatti della cucina tradizionale. Rinomato è il pecorino locale, prodotto dalle diverse aziende. II 25 marzo e l’ 8 settembre le strade brulicano di folla íntenta a valutare le offerte della tradizionale fiera-mercato. Il Patrono di Pizzoli Santo Stefano si festeggia il 26 dicembre, il patrono di Marruci San Lorenzo si festeggia il 10 Agosto. Tradizionale è la festa di Sant’Antonio Abate in Marruci il 17 Gennaio. Importante dal punto di vista storico il complesso della chiesa di San lorenzo in Marruci dove nel 560 ha operato l’Abate Equizio diffondendo un modello di monachesimo fondando diversi monasteri sia maschili che femminili. II comune è stato, fino al 31 dicembre 1996, territorio in "ritardo di svìluppo", cui si applica I'obiettivo n. 1, definito dal regolamento (CEE) n. 2052/88 del Consiglio del 24 giugno 1988, che per tali zone prevede l'impiego dei cosiddetti "fondí strutturali dell'Unione. Le misure previste tendono a realizzare: infrastrutture dì comunicazione e telecomunicazione; approvigìonamento energetìco e idrìco; rícerca e sviluppo; formazione professionale e servizi alle imprese.

SERVIZI E UFFICI ESTERNI  
  • Ospedale a L'Aquila  ASL di L'Aquila  

  • Guardia di finanza a L'Aquila  

  • Vigili del fuoco a L'Aquila  

  • Tribunale a L'Aquila Corte d'Appello a L'Aquila  

  • Ufficio Imposte Dirette a L'Aquila  

  • Ufficio del Registro a L'Aquila

  • Conservatoria dei Registri Immobiliari a L'Aquila  

  • Stazione ferroviaria a L'Aquila  

  • Aeroporto a  Roma/Fiumicino

  • Porto a Pescara e a Civitavecchia (RM)

 

 

Strutture ricettive

Alberghi e pensioni 1 ; Ristoranti e pizzerie 4; Agriturismo 1; Bar 7.

Strutture ricreative: 

Teatri 0; Sale cinematografiche 0; Discoteche 2.

Attrezzature sportive: 

Campi sportivi 1; Campi da tennis 2; Campi da calcetto 1; Campi da bocce 4; Piscine 1; Palestre 1; Impianti polivalenti 1; Palazzatto sport 1.

Notizie demografiche ed economiche: 

Popolazione (1991) 2606; Popolazione (1999) 3042; Superficie (Kmq) 56,11; Densità (pop. 1999/Kmq) 52,21. Altezza minima (m) 682; Altezza massima (m) 2132); Reddito disponibile pro-capite (1999-stima CRESA) L. 19.743.000;  

Unità locali per settore:

Agricoltura 62; Indistria 27; Edilizia 83; Commercio 54; Altre attività 44 .

Feste: 

17 Gennaio (S. Antonio Abate) Marruci; Primi giorni Agosto (Madonna della Neve) Marruci; 10 Agosto (S. Lorenzo) Marruci; 11-12-13 Agosto (Festa della Fraternità) Marruci; 26 Dicembre (S. Stefano) Pizzoli.

Fiere: 

25 Marzo P.zza Municipio Pizzoli (Abbigliamento e bestiame); 8 Settembre P.zza Municipio Pizzoli Abbigliamento e bestiame. 

 

Abbiamo bisogno di volontari per costruire insieme un futuro migliore.

Per contattarci e dare suggerimenti, proporre iniziative, inviare notizie: 

presidente@marruci.it

Indirizzo Postale

Associazione Fraternità  via Collemusino, 221, 67010 Marruci L'Aquila  Tel. 0862/977876