CONQUISTA LONGOBARDA

 

Nel 568 si abbatte anche sul monachesimo italico, fiorente in varie regioni, la violenza longobarda. I monasteri non ampi e non ben difesi vengono facilmente travolti. In tutto il periodo del loro insediamento i conquistatori mantengono un atteggiamento ostile verso il monachesimo. Nel 577  il Duca di Benevento, Zotone, conduce i suoi soldati alla distruzione del monastero di Montecassino. Questo sconvolgimento porta ad un immediato influsso extra italico dell'elemento monastico che, nel secolo VIII, coadiuvato anche da una traditio regionale scampata alla violenza longobarda, ricrea una grande ripresa del monastica. Forte fu l'esodo dei monaci verso i territori rimasti sotto il dominio bizantino, tanto che elementi della precedente Traditio vengono salvati come avviene anche per il monastero di Montecassino. I monaci si rifugiano a Roma e portano con loro il Testo della Regola che verrà interpretata da Gregorio Magno.  Nel periodo della conquista Longobarda quindi, le sorti del monachesimo italico sono legate alla conversione dei conquistatori e al loro atteggiamento verso le istituzioni ecclesiastiche; e se da un lato vengono cancellate le precedenti Traditiones monastiche prebenedettine si creano le premesse per un'agevole diffusione della Regola di san Benedetto.

 

GREGORIO MAGNO

 

Il primo anello di congiunzione tra la distruzione dei monasteri femminili e maschili nel VI secolo e la fioritura dei cenobi nel secolo VIII è indiscutibilmente l'opera di papa Gregorio Magno. Egli ha contatti con il mondo monastico orientale dal 579 al 586, quando è Legato pontificio a Costantinopoli. Tornato a Roma nel 588 si ritira nel monastero fatto edificare da lui stesso, dedicato a S. Andrea. Nel 590 deve accettare l'elezione a Papa. Si circonda di monaci e si dedica con vigore al mondo monastico. Scrive i quattro Libri dei Dialoghi con la Vita di San Benedetto e di altri Santi. Invia una copia di questo testo a Teodolinda, regina dei Longobardi. Con l'aiuto dei monaci, si auspica, senza forzarla, la conversione totale al cattolicesimo dei conquistatori che già avevano aderito all'arianesimo. Affida ai monaci missioni delicate presso la corte longobarda di Pavia e tramite l'invio di Agostino ottiene la conversione degli Angli. Propaga la vita monastica in Corsica e si occupa della riforma dei monasteri. Inoltre sotto il governo dei Longobardi in Italia avviene un'ultima migrazione monastica, condotta da San Colombano che dalla nativa Irlanda dopo aver peregrinato in Gallia (Luxeuil), si stabilisce in una zona boscosa dell'Appennino, lungo la valle del Trebbia, dove nel 612 fonda il Monastero di Bobbio con il consenso del re Agilulfo. Questo monastero diverrà importantissimo nel VII secolo per la fiorente attività economica favorita, fin dalla fondazione del cenobio, dalla protezione regia. Alla fine del VII secolo i Longobardi aderiscono pienamente alla fede cattolica.

 

SVILUPPO DEL MONACHESIMO SOTTO IL REGNO LONGOBARDO

 

La data della riconciliazione tra il re Cunimberto e la Chiesa di Roma è il 698, anno della convocazione del Sinodo Pavese. Da questi anni in poi avviene la fondazione di numerosi monasteri femminili e maschili promossa dai Longobardi stessi. Al loro sorgere i cenobi sono abitati da pochi monaci che adottano la Regola di San Benedetto e ridimensionano la tendenza eremitica del monachesimo anteriore. I fondatori longobardi si riservano inoltre la protezione sui beni assegnati al nuovo monastero che come organizzazione ecclesiastica viene invece sottoposta all'autorità del vescovo. Nella seconda età longobarda, dal VII secolo, le fondazioni coprono tutta l'Italia: Friuli, ducati di Spoleto e Benevento, Italia padana e Tuscia. Tra questi però non si identifica un centro propulsore e unificatore, ma nella dinastia longobarda e nei signori del regno si coglie un programma unitario che consente ai monasteri di mantenere tra loro un'autonomia che non esclude rapporti tra i vari cenobi. Negli anni 712 - 744 ad opera del re Liutprando si promuovono altre nuove fondazioni e il ripristino dei vecchi centri monastici quali Montecassino, Farfa e San Vincenzo al Volturno, tutti posti tra la Sabina, la Campania e il Ducato di Benevento. Nel X secolo le città sono arricchite di cenobi e nel secolo XI nasce il fenomeno dell'eremitismo.