Il valore del volontariato è la gratuità, la sua unica bandiera è la solidarietà.

Il volontariato non è di destra né di sinistra, ma azione individuale, gratuita, per esclusivi fini di solidarietà.

Occorre che ogni volontario e ogni organizzazione abbiano chiari gli elementi fondanti del proprio "essere" ed adotta criteri di un "agire" che sia coerente testimonianza di dimensione ideale che si specifica principalmente in due ruoli: la dimensione attiva, attraverso la gratuita presenza nel quotidiano; la dimensione politica, quale soggetto sociale che partecipa alla rimozione degli ostacoli che generano svantaggio, esclusione, degrado e perdita di coesione sociale.

Quindi volontario è la persona che, adempiuti i doveri di ogni cittadino, mette a disposizione il proprio tempo libero e le proprie capacità per gli altri, per la comunità di appartenenza o per l'umanità intera. Egli opera in modo libero e gratuito promovendo risposte creative ed efficaci ai bisogni dei destinatari della propria azione o contribuendo alla realizzazione dei beni comuni. Ed il volontariato è azione gratuita ed una delle migliori definizioni di gratuità ci viene dalla Carta dei Valori del Volontariato redatta dalla Fivol " La gratuità è l'elemento distintivo dell'agire volontario e lo rende originale rispetto alle altre componenti del terzo settore e ad altre forme di impegno civile. ciò comporta assenza di guadagno economico , libertà da ogni forma di potere e rinuncia ai vantaggi diretti e indiretti. In questo modo diviene testimonianza credibile di libertà rispetto alle logiche dell'individualismo, dell'utilitarismo economico e rifiuta i modelli di società centrati esclusivamente sull'avere e sul consumismo".

I volontari traggono quindi dalla propria esperienza di dono motivi di arricchimento sul piano interiore e sul piano delle abilità relazionali , perché il volontariato è in tutte le sue forme e manifestazioni, espressione del valore della relazione e della condivisione con l'altro.

L'azione del volontariato ha radice nella condivisione e nell'esercizio diretto della solidarietà, separandosi da queste radici rischierebbe di "professionalizzarsi" perdendo il primario impegno alla rimozione delle ragioni più profonde del disagio e dell'emarginazione.

Il volontariato fa emergere bisogni, tutela e promuove i diritti dei cittadini, a partire dagli "ultimi", svolge una funzione di anticipazione, a partire da interventi caratterizzati da rapporti personali in grado di coinvolgere e creare opportunità per la valorizzazione delle persone.

Tratto caratteristico del volontariato è la gratuità, vissuta non solo dal punto di vista economico come prestazione non pagata, ma come scelta di realizzazione personale, in una prospettiva di relazioni solidali con gli altri, di sviluppo e valorizzazione del bene comune.

Proponendo la centralità della persona e delle sue relazioni interpersonali , la reciprocità, il legame sociale in ragione della centralità della persona, il volontariato opera in controtendenza rispetto alla deriva economicistica della società. Contro questa deriva, il volontariato sente di dover svolgere una funzione progettuale e politica, per contribuire a definire un modello di società basato sulla giustizia, sui diritti e sui doveri di tutti, in prospettiva alla tutela e allo sviluppo ed alla valorizzazione del bene comune, con un'unica bandiera, quella della solidarietà.

 Recuperare il valore della gratuità e della gioia di dare, scoprendo in concreto il proprio ruolo di “servizio” da esercitare dentro l’Associazione e attraverso di essa nei vari ambienti sociali. La carità deve considerarsi non come dare da parte di chi possiede, ma come promozione delle potenzialità di ciascuno.

Un impegno socio-politico inteso come dialogo e collaborazione con tutti gli “uomini di buona volontà attorno ai bisogni della collettività. Sensibilizzare la comunità nel suo insieme, la scuola, il mondo del lavoro, le istituzioni al dovere della carità e della giustizia, così che l’intera comunità si caratterizzi come comunità d’amore. Sensibilizzare ai problemi del Terzo Mondo, proponendo iniziative comunitarie di solidarietà, soprattutto verso i paesi più poveri.

 

 

 

La società attuale, sempre più individualista e consumistica, ha un bisogno profondo di riscoprire “i valori della gratuità” perché, “nel nostro mondo sembra trionfare una logica improntata esclusivamente ala ricerca del profitto e del guadagno a ogni costo”. Questa la forte denuncia dell’attuale modello di sviluppo guidato da un liberismo spesso senza regole, fatta dal Papa nel mercoledì delle ceneri che dà inizio alla Quaresima che precede di quaranta giorni la Pasqua. Un discorso rivolto, essenzialmente, ai cattolici che, in quanto impegnati a vari livelli nella società civile, rimbalza sui comportamenti di tutti. 

È un invito a prendere coscienza dell’urgenza di cambiare stile di vita per costruire una società diversa e contribuire, così, a far sì che il processo di globalizzazione sia guidato da criteri di solidarietà. La preoccupazione del Papa nasce “dalla diffusa sensazione che ogni scelta e gesto siano dominati dalla logica della compravendita di mercato e che trionfi la legge del maggior ricavo possibile” per cui la società sarà sempre più caratterizzata da una “mentalità commerciale” che perde di vista i valori dell’etica e, soprattutto, quell’”ideale della gratuità, fondato sulla consapevole libertà delle persone, animate da autentico amore”, che è tipico della fede cristiana autenticamente vissuta. 

Giovanni Paolo II ha riaffermato, in tal modo, i passi salienti del suo messaggio di alcuni giorni fa in vista della Quaresima e che chiama i cristiani alla mobilitazione delle coscienza perché si impegnino a dare il loro contributo per un cambiamento del modello di sviluppo, i cui meccanismi hanno già prodotto le povertà e le disuguaglianze che affliggono il mondo. Ma stanno impoverendo di valori etici la stessa cultura capitalista, oggi dominante nel processo di globalizzazione, con i guasti sul piano dell’organizzazione del lavoro - che si chiamano disoccupazione, flessibilità, precarietà - che sono sotto gli occhi di tutti e che preoccupano soprattutto i giovani per il loro futuro incerto. Ma c’è da chiedersi se i cattolici saranno capaci, per convinzione e coraggio, di lottare contro gli idoli seducenti del mercato che, in occasione del martedì di carnevale appena passato  e della festa di San Valentino per gli innamorati del 14 febbraio, ha fatto registrare acquisti per alcune migliaia di miliardi. 

C’è, inoltre, il pericolo che la penitenza, come “sacramento di conversione” e di rigenerazione morale, venga vissuto in una maniera magica impegnando poco le coscienze. Di fronte, appunto, alla logica e al frastuono pubblicitario del marketing. Queste debolezze non riguardano solo i cristiani, ma anche i musulmani con il loro Ramadan e gli ebrei con il loro Yom Kippur. La cultura dell’immagine e dell’effimero sta rendendo sempre più difficile essere protagonisti di quello sforzo di conversione, cospargendosi davvero il capo di cenere in segno di penitenza e volontà di cambiamento, per ripensare la propria esistenza sul piano personale e collettivo e dar luogo a un nuovo stile di vita. Il Papa ha fatto la sua parte, anche in questa occasione, per affermare un magistero di cambiamento delle coscienze e del conseguente modo di pensare e di agire, ma richiede impegno grande non solo ascoltare ma praticare quanto afferma.